Un allievo, un professore e una serie di
macchine: importata dagli Stati Uniti, questa
tecnica insegna ad allungarsi per sentirsi
più leggeri..
Tavole e materassi presi in prestito dalla
kinesiterapia
ma attrezzati con rotaie, ruote, ingranaggi…
A prima vista uno studio di Pilates sembra
pieno di strumenti di tortura. .
Creato negli anni ’20 da Joseph
Pilates (1880-1967) un tedesco
nato rachitico, asmatico e tormentato dai
reumatismi, il Pilates, nato dal sogno del
suo creatore di migliorare
la propria condizione fisica,
conosce oggi un successo inarrestabile.
L’obiettivo del Pilates è il
controllo del
centro del corpo (i muscoli
addominali e i glutei), e l’ ”in
and up”, cioè la retroversione
del bacino.
Difficile da descrivere per quanto è
adattata ai bisogni e alle possibilità
fisiche di ciascuno, questa tecnica impiega
degli apparecchi speciali per distendere
i muscoli al massimo, dando
la possibilità di sentire esattamente
su quale fascia muscolare si sta operando.
Questi stiramenti passivi si combinano al
lavoro isometrico,
cioè in tensione statica, ed eccentrico,
cioè in movimento.
Il metodo rappresenta quindi un’arte
di controllo del movimento
che comprende la muscolatura, la scioltezza,
la coordinazione, l’allineamento, l’equilibrio
e la respirazione.
L’istruttore
di Pilates è un vero e proprio personal
trainer: segue ciascun allievo
(per un massimo di 3 o 4 per lezione) e ne
guida gli esercizi, dà il ritmo giusto
alla respirazione e sorveglia le posizioni
assunte dagli allievi – insomma, opera
nel miglior modo per ridurre gli errori e
massimizzare i risultati, perché bisogna
pur ammettere che tenere
il ventre e i glutei serrati mentre si piegano
le ginocchia con i piedi aperti,
tenendo dritte le spalle e respirando in cinque
tempi non è proprio facilissimo, e
soprattutto, non si impara alla prima lezione.
Per capire un esercizio di Pilates bisogna
concentrarsi nell’eseguirlo al massimo
della qualità.
Ogni singolo esercizio viene ripetuto per
non più di cinque volte, e non è
grave non riuscire a farlo correttamente agli
inizi: il controllo
dell’istruttore su ogni
singolo allievo evita tra l’altro di
farsi male.
La qualità di esecuzione richiesta
dal Pilates si acquisisce con il tempo e le
ripetizioni, intanto che aumenta una piacevole
sensazione di calore. La lentezza non è
sistematica, perché può creare
tensioni e dolori mentre movimenti più
rapidi li possono evitare.
Due lezioni due o tre volte alla settimana
per almeno tre mesi sono il minimo per sentirsi
più leggeri e rimettersi in forma –
c’è chi giura che il
Pilates fa venire un corpo da dea…
Articolo
tratto da "
Duepiù.net"
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