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FISIOLOGIA PER LO SPORT

FISIOLOGIA - BASI DI FISIOLOGIA PER LO SPORT

L'eccitazione nervosa si propaga lungo i nervi e arriva ai muscoli. Se lo stimolo nervoso che arriva alla fibra muscolare è superiore al valore di soglia S si ha la contrazione muscolare, se è inferiore non succede nulla.
Non si ha quindi una contrazione di una fibrilla debole o una contrazione forte, una contrazione lenta o veloce: si ha una contrazione o non la si ha. La fibra muscolare ha dunque un valore di eccitabilità che scatta o meno con la legge del "tutto o nulla".
Ma la nostra esperienza ci dice che i muscoli non si contraggono mai del tutto o per niente: noi siamo in grado si regolare la velocità della contrazione di un braccio e di una gamba, e di imprimervi più o meno forza. Possiamo decidere di correre, di nuotare, di muoverci con più o meno forza, e questa scelta comporta uno sforzo maggiore e o minore. E un consumo maggiore o minore di energia.

La continuità del movimento di un muscolo secondo la nostra esperienza viene spiegato semplicemente immaginando che molte fibre muscolari (o meglio, come spiegato in una nota, molte "unità motorie") si passino le consegne, e provvedano a rendere più lento o rapido, più forte o più dolce un gesto, la trazione delle mani sull'acqua o il lancio di un giavellotto.
Ciascun movimento muscolare che a noi pare semplicissimo e addirittura automatico (dal camminare al dare uno schiaffo) è insomma frutto di un avvicendamento molto complesso di muscoli e di gruppi di muscoli, alla base dei quali vi è un movimento, uno scatto completo da una fase di riposo a una fase di massima contrazione, e da questa di nuovo a una fase di riposo.

Questo ciclo (riposo - massima contrazione - riposo) è chiamato "una contrazione delle fibre muscolari".
Risulta chiaro che lo sforzo e le energie impiegate sono dunque in funzione del numero di fibre messe in moto: mettere in moto molte fibre significano la scomposizione di molto "combustibile" (glucosio) mettere in moto meno fibre significa consuamare meno energia.
Questa considerazione può spiegare un fenomeno vistoso: quando una persona è allenata (ad esempio a nuotare) compie un movimento molto più "giusto", efficiente di una persona che sta a galla starnazzando e agitandosi come può.
Significa che un buon nuotatore consuma meno energie (compiendo un movimento più finalizzato) di un nuotatore mediocre (che compie un movimento meno selezionato) e di chi sa nuotare poco o nulla e che "spreca" una grande quantità di movimento.
La cosa può essere detta anche da un altro punto di vista: a parità di prestazione (una corsa di un chilometro o dieci vasche a nuoto) una persona allenata spende molte meno energie rispetto ad una persona non allenata. A parità di prestazione una persona allenata si affatica ancor meno, perchè ha sviluppato plasticamente dei muscoli che servono specificamente al suo sport.

Articolo tratto da " Sereno Editore"

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